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3465 Num. 3465
Mi sento l'unico che teme la lotto biologica.

La lotta chimica era essenzialmente lineare nei suoi effetti e siamo riuscito a fare danni lo stesso, con la lotto biologica andiamo a toccare una rete con rischi che non si possono in realtà studiare bene a causa della complessità del sistema. Senza contare che sono già stati fatti danni che basta introducendo specie straniere in un ambiente.
Il problema della resistenza è ancora più serio, se la resistenza alle sostanze usate nei vari pesticidi non ha (o non dovrebbe) avere conseguenze sulla capacità di sopravvivere ai predatori, mentre con la lotta biologica si metterà il piede sull'acceleratore della propagazione di quei discendenti capaci di resistere ai predatori, che andranno a diffondersi anche al di fuori delle colture. Questo non era un problema quando la resistenza era al veleno x, in quanto quello non c'era fuori dalle zone coltivate, mentre invece i predatori sono ovunque.

Boh anon ho paura, con la storia che biologico = naturale = buono mi sembra che nessuno pensi alle possibili conseguenze. Alla fine sia la grande industria che il contadino singolo hanno sempre fottesegato dei danni che potevano fare coi diserbanti, funghicidi, pesticidi, non vedo perché adesso dovrebbero cambiare e non fare cazzate enormi per pigrizia ed avarizia.
>> Num. 3466 quick reply
La lotta biologica è una tecnica che sfrutta i rapporti di antagonismo fra gli organismi viventi per contenere le popolazioni di quelli dannosi. Questa tecnica si è evoluta a fini agronomici e in genere si applica in campo agroalimentare per la difesa delle colture e delle derrate alimentari, ma per estensione si può applicare in ogni contesto che richieda il controllo della dinamica di popolazione di un qualsiasi organismo.

Pensare che la lotta biologica possa risolvere, da sola, il problema della difesa fitosanitaria in modo definitivo è un approccio sbagliato. La lotta biologica mantiene dei limiti intrinseci che non si possono superare nell'ambito degli agrosistemi, in virtù delle leggi naturali che sono alla base dell'ecologia: le coltivazioni sono ecosistemi artificiali che producono un'eccedenza energetica; questo surplus è il punto di partenza di adattamenti strutturali della composizione della biocenosi agraria con la tendenza ad esaurire il flusso di energia all'interno del sistema. È naturale aspettarsi che le prime specie ad avvantaggiarsi di questi avvicendamenti siano quelle che compongono il livello trofico superiore a quello dei produttori e, in particolare, quelle a più alto potenziale riproduttivo, tipicamente considerate specie pioniere.

Il tentativo dell'uomo di veicolare completamente l'eccedenza energetica delle produzioni vegetali in una produzione economica rappresenta una forzatura delle leggi dell'ecologia che non può essere sostenuta integralmente con il ricorso a meccanismi di controllo esclusivamente biologici. Dopo oltre un secolo di applicazioni in ambito sperimentale o operativo, l'esperienza maturata conduce alle seguenti conclusioni:

La lotta biologica non è in grado di controllare efficacemente qualsiasi organismo dannoso: gli avvicendamenti strutturali delle cenosi portano inevitabilmente all'affermazione delle specie a più alto potenziale biologico, in grado di affermarsi sfuggendo almeno in parte ai meccanismi biologici di controllo. Ad esempio, negli ambienti mediterranei la Ceratitis capitata ha un elevato potere riproduttivo che non si riesce assolutamente a controllare con i suoi nemici naturali pur essendo questi presenti negli agrosistemi.
La lotta biologica non garantisce il mantenimento delle infestazioni sotto la soglia economica di danno: le curve di crescita delle popolazioni del fitofago e dei suoi nemici naturali sono soggette ad adattamenti dinamici differenziali, secondo i modelli matematici definiti dalle equazioni di Lotka-Volterra, perciò esisteranno dei momenti in cui la popolazione degli antagonisti è troppo esigua per mantenere quella del fitofago sotto livelli economicamente sostenibili. Ad esempio, in un agrosistema rinaturalizzato le popolazioni degli afidi sono efficacemente controllate dai fattori naturali nel periodo estivo, ma le infestazioni primaverili sfuggono sempre all'azione degli antagonisti e dei fattori abiotici.
>> Num. 3467 quick reply
Predatori e prede evolvono di pari passo. La tua paranoia non ha senso OP.


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