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Num. 12242
  Barberofag ne abbiamo?
Per me è stato come trovare una perla nel fango, il miglior divulgatore vivente in Italia, spero muoia il più tardi possibile. La cosa che rispetto di più di lui è la cautela e l'imparzialità nell'esporre anche opinioni personali, che al netto ad esempio della sua "militanza" nel pci riesce a distinguere in modo chiaro dai fatti storici. Esempio migliore l'intervento del 25 aprile con Rizzo e un paio di galoppini, dove comunque non dà corda alle puttanate staliniste di questi personaggi.
Nel video in embed la sua ultima apparizione. Si nota tutta la sua basatezza nel modo in cui si rifiuta di adottare la prospettiva inclusiva della femminista intersezionale che ha di fronte, che da come parla sarebbe favorevole a bavagli e forzature alla ricerca storica.
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>> Num. 12243 quick reply
Barbero è come una casa rasa al suolo, resta solo il basamento
>> Num. 12244 quick reply
  Adoro Barbero, è un divulgatore sensazionale e ho imparato più da lui che in tutti gli anni di scuola.
C'è da dire però che la sua imparzialità è solo di facciata; nonostante faccia evidentemente un grande sforzo per restituire il punto di vista delle epoche storiche che va a trattare, la sua prospettiva rimane sempre quella dello storico contemporaneo: materialista, di sinistra, progressista.
Ricordo un momento di disamoramento quando, durante il suo ciclo di conferenze su «Come scoppiano le guerre», in tutti e tre i casi (WWI, WW2 e Falkland) raccontò tranquillamente il preludio alla guerra solo e soltanto dal punto di vista dei vincitori - certo con una minima eccezione verso gli italiani nella seconda guerra mondiale.
E tuttavia lui s'è sempre scagliato contro questa idea, quella cioè della "Storia scritta dai vincitori", sostenendo che ogni fazione s'è sempre raccontata la sua storia e la sua versione nei proprii circoli. Qui forse interviene il distacco dall'esperienza comune tipico dell'accademico: Barbero non si rende conto che, per tutti noialtri che non abbiamo accesso alle fonti, la Storia è una e viene sempre raccontata identica a se stessa, dai libri delle elementari all'esame di maturità, dai romanzi storici ai documentari.
In un altro momento, introducendo un documentario di quelli di a.c.D.c., fraintese completamente la frase «Un uomo moderno si scontra con un uomo medievale» che il documentario usava per raccontare lo screzio fra un inquisitore rigido e dogmatico e un inquisito libertino e ribelle: per lui, era assolutamente ovvio che l'uomo "medievale" fosse quello più aperto e filosoficamente speculativo, mentre invece le dure certezze repressive appartengono all'età moderna. Di nuovo, il punto non è se avesse ragione o torto, ma che a volte proprio non si rende conto di come la percezione della storia sia viziata per tutti, lui incluso.
Il momento più deludente, però, arriva ogni anno col 25 Aprile. Il suo discorso è sempre semplice e identico a se stesso, e posto in video relato quello dell'anno scorso: «DAVVERO preferireste che Hitler avesse vinto la guerra?» chiede Barbero credendo di porre una domanda scomoda. Ogni volta che lo guardo, e intuisco la sicumera dietro questa domanda sontuosamente cretina, mi sorge una grande tristezza per l'incapacità che hanno gli uomini di cogliere nel profondo il punto di vista altrui - un'abilità tanto importante per uno storico.

tl;dr Ottimo storico, divulgatore eccelso come non se ne sono mai visti, ogni volta che lo becco in televisione chiamo il silenzio, ascolto i suoi podcast in macchina che mi fanno sognare, ma più s'avvicina all'età contemporanea più va preso con le pinze
>> Num. 12245 quick reply
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12245
>>12244
Mi sono dimenticato di aggiungere che, quando aveva la sua pagina Facebook dove rispondeva ai fan (prima di cancellarla perché si era rotto il cazzo), gli ho scritto in un paio d'occasioni ed è stato molto gentile. Purtroppo i messaggi sono andati perduti.
Mi ha commentato un paio di video di Lindybeige e mi ha aiutato con una battaglia di Napoleon Total War. Giuro.
>> Num. 12246 quick reply
  >>12244
Anon secondo me hai frainteso un po' di cose.
>raccontò tranquillamente il preludio alla guerra solo e soltanto dal punto di vista dei vincitori
Sulle Falkland ricordo che parlò del perché la Junta decise di invadere e perché la gente gli andò dietro inizialmente. Sulla prima guerra mondiale come hai detto tu ha parlato dell'Italia, e sulla seconda se non ricordo male tirò in ballo il motivi tedeschi dietro il patto Molotov-Ribbentrop e raccontò di come Ciano e la delegazione italiana reagirono quando seppero che la Germania stava per attaccare la Polonia.
>per lui, era assolutamente ovvio che l'uomo "medievale" fosse quello più aperto e filosoficamente speculativo, mentre invece le dure certezze repressive appartengono all'età moderna.
Lì è fatto quasi apposta perché nel senso comune il Medioevo era un'epoca castigata, repressa e moralmente rigida, ma in realtà è nel Rinascimento con la Controriforma (e la Riforma stessa) che si inizia a censurare e controllare la morale in modo sistematico. Vedi ad esempio Boccaccio, oggi sarebbe quasi scandaloso un lavoro del genere fatto da uno scrittore famoso e affermato. Sul tema ti embeddo una conferenza che merita.
>DAVVERO preferireste che Hitler avesse vinto la guerra?
Quella è ovviamente una sua opinione personale, se credi il contrario quello prevenuto sei tu. Nel video in op fa l'esempio di uno storico nazista che si mette a studiare l'olocausto, può farlo da perfetto storico senza sbagliare niente e sarebbe un grande lavoro, ma alla fine potrebbe dire che avevano fatto bene a ammazzare 6 milioni di ebrei. Persona orribile secondo i nostri standard moderni, ma storico di rilievo.
>> Num. 12247 quick reply
Siamo tutti barberofag, ma un'ora di videochat coi faccioni non me la guardo.
>> Num. 12248 SABBIA! quick reply
File 162375771577.jpg - (53.60KB , 600x330 , CHANT-articleLarge.jpg )
12248
>>12247
Grazie, non riesco a smettere di pensare al coro:

SIAMO TUTTI BARBEROFAG!
>> Num. 12249 quick reply
Grandioso, grazie ai suoi podcast mi sono avvicinato al programma "alle otto della sera" di rai radio 2 e ho scoperto altri ottimi divulgatori, magari meno bravi di lui (penso a Cardini) ma con nozioni più interessanti. Brizi su tutti m'ha fatto innamorare. C'ho trovato pure un podcast di cinque ore sulla storia del sale che m'ha fatto sburrare arcobaleni.
>> Num. 12250 quick reply
Cosa si intende per nozionismo?
>> Num. 12251 quick reply
>>12250
Imparare le nozioni singole (date, avvenimenti, battaglie, guerre, etc.) senza approfondire molto il contesto. Più o meno il modo in cui si fa storia a scuola: alla fine sai tante cose, ma ti manca una vera comprensione dei fatti perché le motivazioni e gli altri eventi che hanno portato ad un grosso avvenimento storico non vengono prese in considerazione.
Es. l'incoronazione di Carlo Magno a Roma la notte di Natale dell'800, imparata a memoria da tutti gli studenti italiani (e penso europei), ma la portata storica è data per scontata e calata dall'alto: non si spiega che il titolo di Imperatore è esattamente lo stesso dell'Impero Romano e che quindi si è voluto rifondare l'Impero d'Occidente in Europa sotto la chiesa di Roma incoronando un re "barbaro", con un conseguente ridimensionamento dell'influenza bizantina (di fatto l'Impero d'Oriente mai caduto, anche questa cosa quasi ignorata).
Una volta era ancora peggio di oggi: i nostri genitori mandavano a memoria date di battaglie con le citazioni roboanti dei re o generali di stocazzo senza sapere perché si è arrivati a combatterle, e in alcuni casi nemmeno da chi.
>> Num. 12252 quick reply
>>12251
Va be', ma quello è perché non c'è abbastanza tempo. È così per tutte le materie scolastiche.
>> Num. 12253 quick reply
>>12252
Più che per una questione di mancanza di tempo per insegnare, è perché è più semplice e veloce verificare se uno ha imparato le date ed i nomi.
>> Num. 12254 quick reply
>>12251
ti provoco: a cosa serve sapere ste cose, se poi la gente non ce la fa ad arrivare alla terza settimana del mese?
>> Num. 12255 quick reply
>>12254
Seguendo la tua "provocazione" potenzialmente nulla è utile se non ti porta quattrini in tasca.
Smettete di studiare la storia e imparate a rubare.
>> Num. 12256 quick reply
>>12255
Dopo arriviamo all'estensione "a cosa ti serve X se poi non scopi"
>> Num. 12257 SABBIA! quick reply
>>12255
>>12256
domanda debolmente aggirata, bravi.
>> Num. 12258 quick reply
>>12257
Ti rispondo più direttamente allora.
Mi sembra miope e qualunquista, per non dire stupido, vedere come inutili le materie umanistiche o comunque quelle che non producono direttamente beni o servizi di consumo per il progredimento economico. Lo trovo un modello di società aberrante e disumano, miope perché non è smettendo di studiare queste cose ed andando in fabbrica che si solleva la gente dalla povertà, non è nello studio "fine a sè stesso" che si buttano soldi che potrebbero aiutare altri, ma anzi è proprio quella visione puramente materialista del lavoro (materialista non nel senso marxista, ma in quanto puramente legato al profitto) a lasciare indietro fette di popolazione, spesso per pura convenienza economica.
Io penso che l'essere umano sia più di una corpo/mente da occupare per produrre beni o servizi di consumo, chi non vede utilità nelle materie umanistiche e nelle arti è culturalmente un poveraccio, una persona dello spesse di un foglio, se fossi credente o /x/anon aggiungerei povero spiritualmente.
Sono stato provocato abbastanza?

Come vedi l'ho presa un po' alta, rimanendo nel concreto ti direi che la scuola italiana ha problemi a indirizzare gli studenti verso il mondo del lavoro a priori dal tipo di insegnamento, anche nel caso di indirizzi ritenuti professionalizzanti. Ad esempio dalle mie parti (Lombardia, quindi con un buon pool di materiale umano) ci sono aziende che fanno fatica ad assumere perché non trovano gente capace di leggere un disegno tecnico.
>> Num. 12259 quick reply
>>12258
Il problema non sono le materie umanistiche in quanto tali, ma il modo in cui sono insegnate in Italia. Siamo ancora fermi alla logica di Gentile per cui le materie umanistiche sono per i signori e quindi devono essere "inutili" proprio per tenere i poveri fuori. Purtroppo questo non funziona, e ci troviamo con una carenza cronica di laureati stem e troppi umanisti.
Questa inutilità si vede nel fatto che chi esce con la laurea umanistica è quasi un custode di museo e raramente riesce a portare qualcosa di nuovo. Questo è completamente diverso da come altri paesi affrontano la questione umanistica. Va detto che questo modo d'insegnare soddisfa molti Italiani, convinti che il fatto che oggi l'Italia sia molto indietro va bene perché tanto abbiamo i romani ed il rinascimento.

Purtroppo siamo destinati ad un lento e dolce declino umanistico, ironicamente.


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