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14756 Num. 14756
Ne parlo qui, visto che è un libro.

Allora, io ho comprato questo libro, Anime from Akira to Princess Mononoke.
Dopo aver letto il primo capitolo, sono abbastanza deluso. Ha una visione molto americana del tutto, incluso usare in maniera intercambiabile america ed occidente. Ha dei grossi buchi di conoscenza degli anime, non si può citare sailor moon ma non lady oscar quando mi parli degli anime con le donne forti. Neanche lei sembra capire (ma a sua discolpa riporta le parole di giapponesi) che i personaggi sono disegnati in maniera "non giapponese" perché la loro etnia non conta. Esempio che ho fatto più volte, Drogba qui https://www.youtube.com/watch?v=2rqSJDslK-Q&t=138s si disegna "bianco" perché è un disegno astratto in cui conta solo distinguere fra blu e rossi.

Conclusione: non lo comprate.
>> Num. 14757 quick reply
Grazie per il contributo.
>> Num. 14758 quick reply
>Conclusione: non lo comprate.
Tranqui, leggiamo solo online
>> Num. 14861 quick reply
L'ho finito.
Credo che andando avanti migliori e dica anche cose interessanti, però (come dicono anche alcune recensioni online) forse si concentra troppo sul genere.

Il difetto principale resta gli anime di cui parla, ad esempio in un capitolo parla di anime apocalittici e non mi cita Violence Jack, che addirittura precede Mad Max.
>> Num. 14911 quick reply
>>14861
Anon, il problema della critica in generale (e te lo dice uno che sta provando un dottorato in critica letteraria dopo aver fatto i più svariati lavori) è il canone di partenza. Questo canone è influenzato da vari fattori: censure, momento storico della ricezione, bontà della traduzione, e, la più importante, l'ignoranza della critica.
La critica non sa un cazzo. La critica non conosce un cazzo al di fuori del canone precedente e non ha conoscenza pratica. Ti propongo un paradosso esemplificativo: se tu chiedi a un critico di avvitare una lampadina, quello descriverà i risvolti psicologici dietro all'atto, ti racconterà la storia dell'elettricità nell'unione sovietica, ti descriverà la struttura della stanza, ma non sarà mai capace di avvitare la lampadina.
Il canone stilato da un critico sarà spesso e volentieri il canone di uno che non ci capisce un cazzo, perché ha una visione troppo specialistica, e spesso e volentieri autistica, se si tratta di un critico di formazione marxista/psicologica (nulla da dire contro Lukacz, ma gli emuli che a distanza di un secolo ripropongono le stesse idee sono veramente oltre le soglie dell'autismo di un anon medio).
Per questo motivo gli scritti di critica letteraria, da dopo Frey, fanno quasi tutti cagare a spruzzo.
Ma dicevamo, il canone.
Chi seleziona il canone non è abbastanza competente per poterlo stilare, e solitamente si occupa da solo di argomenti talmente complessi che solo una mente-alveare può descrivere esaurientemente.
>> Num. 14912 quick reply
>>14911
E allora perché non si limitano a fare revisioni sinottiche? Fanno un lavoro utile, serio, non cagano il cazzo a nessuno e le persone sono contente che possono consultare, piuttosto che interpretare.

t.dottoratoInIngegneria
>> Num. 14913 quick reply
>>14911
>FRYE, NORTHROP FRYE, NON FREY
scusami anon, purtroppo un lapsus ha rivelato in qualche maniera l'ammirazione che provo per un terzino francese.
>> Num. 14914 quick reply
>>14912
Perché ci sono i gonzi come OP che comprano i libri senza sapere nulla; oltretutto, nell'ambiente accademico parlare di manga e anime non è segno di eclettismo e anzi, credo che nemmeno gli studiosi di semiotica se ne occupino. La mia ipotesi è che sia un primo tentativo da parte della critica occidentale di approcciarsi al fenomeno, più avanti ne verranno fatti di migliori, ma io non chiederei qualità ad un ambiente che è indietro di vent'anni rispetto al mondo reale, un po' come il proverbiale scroto canino.
>> Num. 14922 quick reply
>>14914
Che parla di manga/anime ci sarebbe la Orsi, credo, ma non ha mai scritto un libro sull'argomento, solo note nelle traduzioni.


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